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Come è fatto un dente?

Tutti conosciamo l’importanza di avere dei denti sani sia per la loro azione di masticazione sia per la loro funzione estetica; ma come è fatto un dente?

Partiamo dal fatto che i denti sono organi presenti nel cavo orale. Nell’uomo si sviluppano due ordini di denti: quelli temporanei meglio conosciuti come “da latte” e quelli permanenti.

Ogni dente può essere suddiviso in tre parti, una porzione superiore visibile detta “corona”, una completamente impiantata all’interno dell’alveolo dentale definita “radice” e una parte intermedia di connessione tra le due, molto sottile detta “colletto”.

La parte più esterna della corona è costituita dallo smalto, un tessuto epiteliale molto duro e resistente che ha il compito di proteggere la dentina sottostante dalle aggressioni esterne.

Il secondo strato è appunto la dentina, attraversata da piccoli tubuli in cui trovano posto particolari cellule chiamate “odontoblasti” responsabili della sensibilità dentale.

Il cemento è uno strato molto sottile che riveste la dentina su tutta la superficie della radice.

All’interno di ogni dente troviamo poi una piccola cavità chiamata “polpa dentale” un tessuto connettivale con la funzione di fornire nutrimento e ossigeno alle cellule presenti nella dentina. Qui all’interno trovano posto le fibre nervose e i vasi sanguigni.

La gengiva ha l’importante compito di proteggere l’osso dal contatto con l’ambiente orale; il dente è ancorato all’osso tramite il “legamento parodontale” costituito da fibre elastiche che da un lato si inseriscono nel cemento e dall’altro nell’osso.

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La caduta dei denti da latte, un’esperienza felice

La caduta dei denti da latte, un’esperienza felice

Il fenomeno della caduta dei denti da latte è un fenomeno fisiologico che in genere inizia verso i sei anni e si conclude verso i 12/13 anni; è importante sapere cosa fare per renderla un’esperienza “felice”

I denti da latte sono 20 e sono più piccoli dei 32 denti permanenti, nel momento in cui i denti “primari” vengono sostituiti dai corrispettivi denti permanenti, iniziano a formarsi anche i molari in fondo alla bocca che non hanno il loro equivalente “da latte”.

Erroneamente si ritiene che i denti da latte, essendo destinati a cadere, non siano importanti invece hanno una funzione fondamentale soprattutto per la digestione del cibo, ma anche per la masticazione e sono determinanti per il corretto sviluppo della bocca e per far crescere i futuri denti permanenti nel posto giusto.

Verso i sei anni inizia il così detto “periodo della dentizione mista” ossia nella bocca del tuo bambino saranno presenti sia denti da latte sia denti permanenti, quest’ultimi non ancora del tutto maturi quindi potrebbero essere più soggetti alle aggressioni della carie.

La caduta del “primo dente” è un momento importante nella vita di ogni bambini al punto che vi sono miti e tradizioni come quelle più famose della fatina o del topolino dei dentini: personaggi fantastici pronti a regalare un soldino in cambio del dente appena caduto, solitamente lasciato sotto il cuscino.

Il processo è molto semplice di norma e comincia con il riassorbimento graduale delle radici dei denti, come togliere le fondamento a una casa, che semplicemente resta “appoggiata” al terreno e appena sotto c’è qualcosa che spinge la casa viene giù; ed è questo che accade al dente da latte che viene scalzato via da quello sottostante permanente.

Di fatto il dente comincerà con il dondolare lievemente e via via sempre più fino a quando non cadrà da solo o con un piccolo aiuto, spesso è il bambino stesso che con la lingua lo spinge continuamente visto il “fastidio” del dondolio in bocca o durante la masticazione, altre volte il genitore può tranquillamente intervenire con un garza sterile basta afferrare il dentino e tirare lievemente ruotandolo leggermente, processi che non causano alcun tipo di dolore perché appunto il dente è già semplicemente “appoggiato” alla gengiva.

Può accadere però che i denti primari non cadano e che il dente permanente possa presentare delle irregolarità strutturali oppure possa non trovare il giusto spazio laddove l’equivalente dente da latte non abbia lasciato spazio, in questi casi è fondamentale prendere immediatamente appuntamento da un dentista, lo stesso nel caso in cui il dente dondoli ma non voglia saperne di cadere.

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Consigli degli esperti per lavare i denti nel modo corretto tu sei sicuro di farlo bene?

Consigli degli esperti per lavare i denti nel modo corretto tu sei sicuro di farlo bene?

Qual’è la soluzione corretta per lavare al meglio i denti?

A questa e ad altre domande rispondono gli specialisti della British Dental Association che cercano di coniugare igiene, salute orale e confort.

Meglio bagnare lo spazzolino prima o dopo?

Una domanda che molti di noi si pongono quotidianamente, ma sappiate che il risultato non cambia poi granché; teniamo a mente che uno spazzolino asciutto aumenta l’attrito con le setole, mentre uno spazzolino bagnato aggiunge umidità e per la maggior parte delle persone rende l’esperienza di spazzola mento più gradevole.

Per quanto tempo bisogna lavare i denti?

Altro dubbio molto frequente, l’importante è sapere che i denti vanno lavati almeno due volte al giorno e per almeno due minuti; soprattutto che sia l’ultima cosa che fate prima di andare a dormire.

Come bisogna sciacquare i denti?

Secondo gli esperti, NON bisogna risciacquare con acqua né con collutorio, ma bisognerebbe solo sputare, questo per non spazzare via i benefici del cloruro presente nei dentifrici più comuni; solo in un secondo momento si può completare l’opera con l’uso del collutorio.

Qual’è lo spazzolino migliore?

Non tutti concordano sullo spazzolino elettrico: anche se molti lo consigliano, può andar bene anche quello tradizionale. Come qualsiasi altra cosa ha i suoi pro e i suoi contro, l’importante è che sia fatto uno spazzolamento che copra tutta la superficie dei denti.

Bisogna lavare i denti subito dopo aver mangiato?

Anche in questo caso i tempi sono fondamentali! Se si mangiano alimenti che contengono zucchero o carboidrati, assolutamente si, perché gli enzimi nella bocca  a contatto con questo tipo di cibi, creano un acido che indebolisce i denti

Come si usa lo spazzolino nel modo migliore?

Lo spazzolino deve essere utilizzato sempre in senso verticale partendo dalla gengiva verso il dento e mai in orizzontale, è essenziale che sia inclinato di circa 45 gradi in questo modo si potrà asportare con più facilità la placca dal solco gengivale.

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Sai cos’è lo “Sbiancamento dentale” ?

Affrontiamo l’argomento dello “Sbiancamento dentale” la procedura odontoiatrica che permette di migliorare il colore dei denti rendendoli più bianchi.

Denti bianchi come porcellana non esistono in natura, il colore è personale e può variare un pò come la pelle. Fortunatamente i progressi dell’odontoiatria cosmetica consentono di riportare il colore verso il così detto “bianco naturale”.

I prodotti che vengono utilizzati contengono principalmente perossido di idrogeno e perossido di carbammide impiegati in varie concentrazioni a seconda della tecnica che si intende utilizzare e delle esigenze del paziente. Esistono diversi metodi che possono essere attuati nello studio dentistico ma anche dal paziente stesso a casa. In questo secondo caso l’igienista dentale e l’odontoiatra possono proporre delle speciali mascherine personalizzate in silicone morbido al cui interno va inserita una giusta quantità di gel sbiancante. Naturalmente evitare l’assunzione di cibi e bevande particolarmente “coloranti” come ad esempio caffè, the, vino rosso, liquirizia ect…può aiutare a mantenere il risultato più a lungo possibile.

Lo Sbiancamento dentale eseguito nello studio professionale è una pratica sicura, che non altera né rovino lo smalto dei denti. Sia l’ipersensibilità che l’irritazione gengivale, potenziali effetti collaterali, si annullano attenendosi scrupolosamente ai protocolli consigliati dallo specialista.

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Salute dei denti

Come ti devi lavare i denti? Rispondono le prime linee guida mondiali

Come ti devi lavare i denti? Rispondono le prime linee guida mondiali

Il testo, promosso dalle principali società scientifiche mondiali, contiene le regole da seguire per evitare gengiviti e parodontiti, patologie comuni che possono avere un forte impatto sulla salute e portare alla perdita dei denti.

Gengive arrossate, infiammate, e magari un po’ di sangue quando si spazzolano i denti. Può sembrare una situazione normale, e invece sono i sintomi di una gengivite, condizione di cui soffrono circa 20 milioni di italiani sopra i 35 anni e che se non curata adeguatamente può trasformarsi in parodontite. Questa patologia (sesta al mondo per diffusione) colpisce tre milioni di persone nel nostro paese per una spesa annuale di circa un miliardo di euro, e nelle forme gravi è la prima causa di perdita dei denti. Visti i costi, e le possibili conseguenze per la salute delle parodontiti, le principali società scientifiche mondiali hanno oggi realizzato le prime linee guida mondiali per la prevenzione, diagnosi e cura di questa patologia.

“La parodontite è un’infiammazione profonda delle gengive provocata dai batteri presenti nella placca dentale non adeguatamente rimossa con una corretta igiene orale – ha spiegato all’Ansa Maurizio Tonetti, presidente Sidp (Società italiana di parodontologia e implantologia) – Purtroppo la maggioranza si allarma solo quando sente i denti muoversi e spostarsi, così la conseguenza, se la malattia non viene trattata adeguatamente e in tempo, è la perdita dei denti”.

La mancanza di denti, avvertono gli esperti, determina a sua volta a problemi di masticazione che rendono complicato alimentarsi con frutta e verdura fresca, caposaldo della dieta mediterranea, e portano a preferire cibi morbidi: carboidrati, zuccheri raffinati e grassi, che hanno un impatto negativo sulla salute. I batteri responsabili delle infiammazioni delle gengive inoltre tendono inoltre ad aumentare il rischio di contrarre numerose malattie sistemiche, tra cui patologie cardiovascolari, diabete, ictus, e infezioni respiratorie.

Per evitare conseguenze spiacevoli, le nuove linee guida (promosse dalla Sidp insieme insieme alla EuropeanFederation of Periodontology, l’American Academy of Periodontology e l’Asian Pacific Society of Periodontology) sottolineano innanzitutto l’importanza della diagnosi precoce, che oggi si può effettuare con il test Psr (Periodontal Screening and Recording): una sonda graduata che viene inserita nel solco gengivale per valutare lo stato di infiammazione delle gengive, e quanto queste risultino retratte.

Sul piano della prevenzione invece, il testo ricorda l’importanza di una corretta igiene orale e personale, che va associata a periodiche visite di controllo.

Per assicurare la salute delle proprie gengive esistono inoltre 10 regole da seguire:

1) Non fumare;

2) Introdurre adeguate quantità di vitamina C attraverso una dieta ricca di frutta e verdura;

3) Sottoporsi almeno due volte all’anno a una seduta di igiene professionale e a un controllo dal dentista;

4) Durante la visita di controllo, chiedere di eseguire il test Psr;

5) Se le gengive sono un po’ infiammate, lavare i denti almeno due volte al giorno spazzolandoli per 4 minuti;

6) Preferire lo spazzolino elettrico a quello manuale;

7) Scegliere dentifrici delicati, appositamente studiati per denti e gengive sensibili;

8) Utilizzare gli scovolini interdentali di grandezza adeguata ai propri spazi al posto del filo;

9) Farsi consigliare un adeguato collutorio antiplacca, facendosi indicare dal dentista anche le modalità corrette per l’utilizzo;

10) Se le gengive sanguinano, si ritraggono o sono arrossate, andare subito dal dentista per una valutazione adeguata.

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